
Il degrado urbano e sociale delle città contemporanee
Di: admin - 8 febbraio 2010
Ieri e l’altroieri:
Nel passato più remoto e, comunque, fino alla fine del 1800 lo spazio pubblico dei borghi e delle città italiane costituiva una normale estensione all’esterno delle abitazioni, il “salotto esterno” che, indifferentemente dalla sua collocazione in quartieri signorili o popolari, rappresentava il luogo eletto, l’agorà, dove si rendeva possibile la promiscuità dell’ incontrarsi e discutere, sentendosi comunque e sempre a casa propria. La piazza, il bar, l’osteria hanno costituito per secoli lo spazio sociale collettivo dove hanno convissuto le famiglie urbane. Quanto è accaduto nelle piazze italiane è diventato storia, producendo quello che oggi viene denominato “comune senso di appartenenza”.
Oggi:
Meglio un appartamento nella Palazzina “C”, scala “F” int 23, o un loculo in un complesso non ben definito di villettopoli?
La città moderna, così come la viviamo nei giorni nostri, è caratterizzata da uno sviluppo “anarchico” del territorio, da un intenso inurbamento che si è sviluppato in modo caotico e selvaggio, seguito da altrettante rapide ed estese dismissioni di luoghi ed aree che hanno mutato sensibilmente le esigenze produttive, abitative, commerciali ed infrastrutturali. Ogni grande città italiana riporta ancora le “ferite” di uno sviluppo urbanistico indiscriminato e speculativo: basti pensare al complesso di Corviale a Roma, alle “Vele” di Scampia a Napoli, o alla “Barona” a Milano. Ancora oggi le nuove lottizzazioni, appena nate ed in via di espansione sono quasi sempre incomplete, prive di spazi sociali e ludico – ricreativi e servizi che in teoria sarebbero richiesti da un Decreto Ministeriale di un lontano 1968. Si realizzano le abitazioni, generalmente in mega condomini o in mega villettopoli, ma non si realizzano i servizi. Ciò che si vede dall’esterno è un continuum di muri di recinzione alti due metri che accentuano ancora di più la ghettizzazione e l’emarginazione dei nuovi occupanti. L’agorà ora è rappresentata dalla rotatoria sotto casa, o, solo apparentemente preferibile, dal mega centro commerciale costruito sulla tangenziale.
Tutto ciò è un vero “paradosso” in un paese dai mille campanili, che ha vissuto uno dei periodi di maggiore fulgore proprio nell’età dei Comuni.
Di chi sono le colpe?
Di chi sono le colpe maggiori? Della Politica e del plusvalore che si ricava dalla vendita degli immobili. Diversi Comuni, pur di fare cassa, accettano permessi e approvano varianti urbanistiche per ville, palazzi, palazzoni, solo per intascare gli “oneri di urbanizzazione e del costo di costruzione”. Ormai, tra sottotetti apparentemente non abitabili, seminterrati apparentemente a cantine e verande sanate grazie all’ennesimo condono edilizio, il Paesaggio – il bene collettivo più prezioso che noi italiani possediamo, fonte di turismo ed uno dei principali motori economici del paese – grazie a questa cementificazione indiscriminata, ne sta uscendo sfigurato con la distruzione dei nostri beni, dei nostri panorami, delle nostre bellezze naturali.
Domani:
Non ci resta che sperare in una gestione più oculata, consapevole del nostro territorio, e che si impari dagli errori commessi nel passato e nel presente.











